Cannes come tutte le cerimonie di premiazione ha i suoi preferiti: così come gli oscar nominano Meryl Streep ad oltranza (compreso per il suo filmino delle vacanze) o Stephen Daldry, il festival francese ha invece la regola non scritta secondo la quale Michael Haneke e i fratelli Dardenne debbano sempre uscire dal festival portando a casa un premio (anche per il filmino delle loro vacanze).
Amour di Michael Haneke porta così a casa la palma d’oro (aveva vinto il medesimo premio nel 2009 per il sopravvalutassimo Il nastro bianco).
Un altro regista a fare il bis è il nostro Matteo Garrone che con il suo Reality, vincitore del Gran premio della giuria premio che aveva già ottenuto nel 2008 con Gomorra. Questa volta la vittoria è stata decisamente più semplice visto che a capitanare la giuria c’era Nanni Moretti, amico di Garrone. Sfortunatamente per via della deficienza dei distributori italiani il film non potrà beneficiare della pubblicità ricevuta dal premio perché la data di uscita del film è stata fissata per fine settembre, quando ormai si parlerà solo di Venezia e Cannes sarà nel dimenticatoio.
Il premio per la sceneggiatura è andato al romeno După dealuri (il cui regista aveva già vinto la palma d’oro col suo precedente film 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni) che porta a casa anche il premio per le attrici Cristina Flutur e Cosmina Stratan. Migliore attore a Mads Mikkelsen per il danese Jagten (attore particolarmente fortunato quest’anno, visto che è anche tra i protagonisti di En kongelig affære premiato all’ultimo festival di Berlino). Il premio per la regia invece va a Carlos Reygadas con lo stroncatissimo Post Tenebras Lux.
Gli americani escono con le ossa rotte, erano i più presenti al festival e tranne Wes Anderson (comunque anche lui senza premi) sono stati tutti, chi più e chi meno, stroncati dalla critica.